Galantuomini
29/11/2008 - 11:24
Di Edoardo Winspeare
È un film che spiazza e che sconcerta, ma non è male; con qualche riserva sul finale il film mi è piaciuto; il finale aperto va un po’ di moda, ma nel caso in questione dà l’impressione dell’allungamento pretestuoso di una vicenda già irrimediabilmente segnata, e senza possibili alternative, al solo scopo di mostrare un amplesso tra i protagonisti; (che poteva essere rappresentato meglio in forma onirica).
Ciò che spiazza del film è la storia di una dark lady fascinosa ed intrigante, inserita in un contesto realistico paesano, dove non mancano note di folclore e paesaggistiche locali e riferimenti precisi alla realtà della criminalità odierna; una doppia vita di Lucia, questo è il nome della protagonista, ottimamente interpretata da Donatella Finocchiaro, che coinvolge in una pericolosa doppia vita anche la parte buona della società, cioè il giudice.
Indubbiamente questa moderna fanciulla cavaliere errante che comanda a bacchetta un manipolo di sanguinari ed incalliti impostori e che nella sua vita visibile è una rispettabile madre di famiglia, un mezzo angelo ed mezzo diavolo quindi, esercita un certo fascino sullo spettatore, anche se la vicenda appare improbabile; ma a ben pensarci simboleggia a modo suo tanta delinquenza di vario genere e tipo che oggi si cela dietro rispettabili apparenze.
Ad ogni modo il film funziona, crea una iniziale alea di mistero che via via si dipana, i repentini salti di tempo e di luogo sono efficaci e funzionali all’intrigo che è molto ben congegnato; l’unico difetto, dicevo, sta nel finale, più incompiuto che aperto.
il matrimonio di Lorna
23/09/2008 - 10:15
di Jean-Pierre Dardenne e Luc Dardenne
Eccellente.
I fratelli Dardenne in questo film allargano l’inquadratura ed aumentano la profondità di campo, sia in senso strettamente cinematografico che in senso metaforico e questo loro sguardo coglie l’essenza della civiltà europea in cui viviamo e di quella dei barbari che premono ai confini; in questo film i protagonisti hanno una nazionalità ben nominata, belga, russa, albanese; il Belgio (e l’Europa in generale) è l’eldorado cui tutti aspirano, sia i faccendieri malavitosi, comunitari e non, sia gli sfigati della vita, comunitari e non; si lotta per la vita, si vive per i soldi, con i cuori induriti, in un territorio dove è stata fatta tabula rasa dell’etica ed dei sentimenti.
Storie di mafia e di immigrazione, con un intreccio quanto mai ingarbugliato; storie senza pietà umana in film in un certo senso speculare alla promessa, in cui le parti tra immigrato e faccendiere sul posto sono invertite; una partita a scacchi dalla strategia complicata, dove l’apertura prevede un gambetto in cui il primo pedone mosso viene sacrificato e di lui non ce ne dovremmo più ricordare; ma qualcosa non gira per il verso giusto e non asseconda le attese dei malavitosi; il pedone si innamora della donna e non vuole più farsi mangiare e la donna, di certo non innamorata ma impietosita, non lo vorrebbe più sacrificare, si accontenterebbe di uno scambio alla pari.
La briciola di pietà umana che è rimasta nel cuore di Lorna affiora e fa crollare, con effetto domino sui matrimoni a catena progettati, tutta l’impalcatura costruita su di lei dal sistema malavitoso; lei ne esce a testa alta, seppure probabilmente con le gambe in avanti, che non vediamo perché i Dardenne al solito elidono e troncano, quando mostrare non è strettamente necessario; ma sanno guardare dentro le persone e attraverso le cose e la con la loro arte produrre momenti alti di cinema, come la scena di sesso (o di amore) col tossicodipendente; la promessa di Lorna e la complicità anche postuma che si instaura tra i due, pongono questo film sulla soglia del capolavoro.
La Mamam et la Putain
27/05/2008 - 19:21
È uno di quei film di cui ho sempre rimandato la visione al giorno dopo, sperando che quel giorno non arrivasse mai. Puntuale invece è arrivata la resa dei conti: un film di tre ore e mezza tutto in una camera, o quasi; adesso esagero un po’, ma lo dico tanto per rendere l’idea; tre ore e mezza che scorrono via in scioltezza, tanto il film appassiona; la trama è ridotta al minimo e le situazioni si pongono e si ripropongono, con piccole mutazioni di volta in volta, facendo ogni volta un passetto in avanti; un passetto avanti verso dove? È bravo il regista a non far capire dove andrà a parare, lasciare un certo sospeso per quello che potrà succedere, dove, nel contesto creato, tutto sembra possibile; potrebbe essere un dramma o un melodramma, potrebbe essere una tragedia; tutto viene mantenuto in precario bilico fino alla fine.
I dialoghi sono la vera forza di questo film e la regia, nella sua assoluta semplicità e linearità, un io narrante voyeuristico ed invisibile, ne asseconda lo svolgimento e l’atmosfera.
Una mamma ed una puttana, ciò che ogni uomo vorrebbe avere per donna; ma non potendo ottenere tutto ciò da una sola donna, Alexandre (Jean-Pierre Leaud), il protagonista del film, ci prova con due; ma anche con due alla fine della vicenda l’impresa si rivela impossibile, perché … perché … ci si mette di mezzo l’amore.
Film tardivo della novelle vague, 1973, del regista Jean Eustache, autore di pochi film, morto giovane suicida; un film che nelle intenzioni vuol essere sperimentale, controcorrente, provocatorio e spregiudicato, fatto con l’intento di sferrare colpi bassi allo spettatore; è si, un prodotto della novelle vague per stile e contenuti, ma è anche un film atipico che occupa una posizione unica e particolare nella cinematografia; è un film trasgressivo per la sua epoca, sbocacciato sia nel linguaggio che nelle immagini, ma mai volgare; un film arrabbiato che vorrebbe fare arrabbiare, ma che alla fine
ma mai volgare; un film arrabbiato che vorrebbe fare arrabbiare, ma che alla fine commuove.
È la storia di quello che diventa un menage a tre: Alexandre, bamboccione nullafacente, Lui; Marie, la sua convivente, un po’ più anziana di lui, che lavora e lo mantiene, la mamma; libero sesso in libero amore per entrambi, ma con giudizio, la gelosia è sempre in agguato; la disinibizione trova freni ed ostacoli nei risvolti più impensati; poi arriva Veronika, la puttana, infermiera extracomunitaria, che vive in ospedale, arrangiandosi soprattutto coi medici del reparto durante le guardie; non ha problemi ad andare a letto con chicchessia e quindi non si nega nemmeno a Alexandre; ne nasce il menage a tre, vanno d’accordo, vanno nello stesso letto, si scambiano, ma poi litigano, si creano crepe e tensioni, scenate, il tarlo della gelosia talvolta è più forte di loro, seguono riappacificazioni e rasserenamenti, ma alla fine Veronica cede; si innamora e si sacrifica, rinuncia al sesso e sposerà Alexandre, da cui aspetta in figlio.
Veronica diventa strada facendo la protagonista; la sua è una metamorfosi; da immigrata che tira a campare come può, a divertirsi come può, spregiudicata col sesso, le piace il pene (non lo chiama proprio così), lo dice e se se ne compiace, si sente moderna e spregiudicata, si redime da puttana a mamma; la sua quasi ninfomania sublima nell’amore puro, non le interessa più il sesso, scopre l’amore, un amore a tre ma vero, fa un passo indietro nel rapporto con Alexandre, vuole solo un bambino che assomigli all’uomo che ama.
Il film mi è molto piaciuto e non mi sembra affatto datato; un film postsessantottino che in realtà pare di più un film ex evento di “prima della rivoluzione”, senza avere forse l’autocoscienza di esserlo; comunque più Bertolucci che Garrel e soprattutto tanto Eustache, grande e sfortunato regista.
La Banda
14/04/2008 - 22:04
Bellissimo film del regista esordiente Eran Kilirin dal quale, in quanto israeliano, ci saremmo aspettati un film su temi relativi al conflitto palestinese e alla terra promessa; temi che sono sì presenti, ma molto molto sottotraccia ad una commedia ironica e farsesca, quanto mai improbabile seppur tanto vera per sentimenti ed umanità, le cui note dolenti traboccano di malinconia ed amarezza.
È un film corale, ma parliamo di un coretto di poche voci a cappella, una piccola banda, da camera, la storia di un incontro improbabile dicevo, vabbè improbabile, ebrei ed egiziani qualche volta si sono incontrati davvero e non sempre per caso, tra spaesati della terra alla ricerca di un dialogo, alla ricerca di se stessi, il maresciallo e la locandiera, quando la banda passò ……
Verrebbe da dire un gioiellino di film, ma è troppo poco, propenderei per prenderlo tremendamente sul serio, non come un film esotico, ma come una ventata di aria fresca che costituisce veramente qualcosa di nuovo ed originale dal punto di vista dello stile filmico e del modo di proporre i contenuti.
My Blueberry Nights
05/04/2008 - 11:32
Un bacio romantico di Wong Kar Wai.
Baci e mirtilli, crema di vaniglia che si squaglia, si sa, le labbra carnose e vogliose riscaldano e sciolgono i cuori, si forma un paciugo di amore, mirtilli, crema e lacrime, le stesse lacrime che bagnano i ricordi.
Wong non è mai stato così romantico e sensuale.
Un film semplice e lineare che contiene, in piccole dosi, liofilizzate, tutti gli ingredienti del cinema di Wong; il tempo, la memoria, l’irraggiungibilità del desiderio; ma siccome ricalca il già visto ed il già detto, Wong non ci insiste più di tanto, ammicca un po’, fa qualche autocitazione, ma evita di rifare un film già fatto e prosegue per la sua strada, un on the road dove lo spazio non si percepisce come elemento di scorrimento e nemmeno il tempo, che non scorre, ma che è memoria; come al solito, nel cinema di Wong scorrono le donne, 4 donne, il numero canonico della giostra dell’amore di Wong, come in ashes of time ed in 2046; ma stavolta la giostra si ferma al punto giusto; sorpresa! Meravigliose labbra. Meraviglioso Wong. Meraviglioso film.
Cristian Nemescu, un genio che ci ha lasciati a 27 anni,
25/01/2008 - 00:00
regalandoci un lungo, un medio e due corti.
Biografia e filmografia sorprendentemente simili a quella del grande Jean Vigo.
Il Vigo del terzo millennio?
Se guardiamo il suo mediometraggio, Marilena della P7, direi di si, tanto è sorprendentemente contiguo a zero in condotta per il suo ribellismo adolescenziale, iconoclasta e surrealista.
All’inizio il film appare come un compitino sulla periferia degradata di Bucarest, con ragazzi di strada e donne di strada; la P7 mi pare di aver capito sia una piazza o comunque un luogo dove battono; cinepresa a mano sempre in movimento nevrotico, con serie incalzante di sequenze e stacchi frenetici, che descrivono documentaristicamente un mondo ed un ambiente degradato; mano mano che il film procede prendono forma personaggi e sentimenti; pulsioni e ribellismo giovanile, voglia di sesso, sesso represso, sesso impossibile; mano mano che procede da cupo realista il film diventa surrealista, nasce la storia di un amore impossibile, che sublima nella poesia. Il sogno del ragazzo sembra potersi avverare grazie ad un escamotage grottesco ed assurdo, un colpo d’ala del genio dell’autore; ma subito dopo si abbatte il finale, un pugno nello stomaco, che tronca il sogno e riporta alla realtà tragica nella quale era iniziato il film.
California Dreamin’
Sognando California, il film si chiude sulle note, non solo musicali ma anche cinematografiche, di Hong Kong Express; una breve e bellissima coda finale che ne sottolinea il senso, ne illumina l’essenza dei sentimenti e delle emozioni di ciò che è avvenuto e di ciò che è rimasto nella memoria di una cosa accaduta alcuni anni prima; cosa è avvenuto, mah, tutto e niente; il film è la storia di tante storie, piccole storie e grande Storia, intrecciate ed intersecate, di piccoli personaggi che hanno vissuto una giornata particolare, un incontro tra diversi, o forse più che tra diversi tra lontani, che hanno colto l’occasione e appagato la curiosità di conoscersi; un happenig dai mille risvolti, che ha messo a nudo cuori e tensioni di un microcosmo di provincia, che ha lasciato tanti piccoli segni, storie di amicizia ed amore, storie di rivalità, di odio e di rancore non sopiti, che ha lasciato dietro di sé una scia di sangue.
Cristian Nemescu, che nei precedenti corto e medio metraggi aveva usato la sciabola, qui usa il fioretto, se non lo spillo; non rinnega la peculiarità del suo cinema ipnotico ed a volte estremo e grottesco, ma la sublima in uno stile ironico, pacato e distaccato, maturo; non rinuncia a dare, al momento giusto, il pugno nello stomaco; il profilo dei personaggi e della storia sono tenui, tenuti volutamente bassi, ma l’assunto è alto; non ci sono strumenti solisti, il film è una sinfonia corale che prende spunto da un piccolo nucleo tematico e si apre a coda di pavone; l’azione si svolge in tempo quasi reale, il racconto è dilatato e disperso in mille rivoli, crea atmosfere, un senso di nonsense, alla lunga anche un senso di stanchezza; tuttavia il film risulta vario e dinamico, mai monocorde o sbilanciato, tiene bene in equilibrio tutti gli elementi che lo compongono e li amalgama; la macchina da presa è un io narrante, itinerante e onnipresente, che girovaga, curiosa e fruga dappertutto, pedina i personaggi, li analizza e li mette a nudo.
È un film bellissimo, un capolavoro, incompiuto come una sinfonia di Schubert; non saprei dire né di più né di meglio.
Danubio
31/10/2007 - 11:17
Danubio
"La destra è patriottica, ma spara più spesso e volentieri sui propri connazionali che sugli invasori della patria".
(Claudio Magris)
Il grande fiume che attraversa le capitali del centro Europa racconta la storia, le storie, la geografia, la cultura, le culture, i conflitti di quei popoli.
Come tutti i fiumi, non si sa bene da dove nasca, le sorgenti sono contese; non si sa bene nemmeno dove sfoci, anche la foce è contesa; anni fa sono andato alla sorgente del Tevere, una fontanella da cui sgorga un getto d’acqua, che ho bevuto, e mi sono chiesto come si fa a stabilire che proprio quella è la sorgente del Tevere, tra mille rivoli che convogliano le loro acque in un ruscello che diventerà un grande fiume.
Non ho mai avuto troppo chiara nemmeno la questione degli affluenti, cioè come e quando si decide che è un fiume che si getta in un altro, rinuncia alla sua identità e ne prende il nome; in Romagna, regione all’avanguardia per tante cose, nel dubbio hanno risolto chiamando il fiume che nasce dalla confluenza di Ronco, Bidente, Rabbi e Montone “Fiumi Riuniti, antesignano del partito democratico, che testimonia la vocazione alla cooperativa di quelle popolazioni. Diversamente hanno risolto
Questa lunga digressione è nello spirito del libro, che è una successione di digressioni, tenute unite dal filo del fiume e dai suoi affluenti, un fiume che scorre lento e maestoso e che permette di allontanarsi per escursioni guidate nelle zone limitrofe, escursioni nel territorio, nel tempo, negli usi e nei costumi.
Il Danubio è lento come lento era il calcio danubiano, fatto di tocchi laterali, possesso palla e manovra avvolgente; così giocava il mitico Wunderteam di Vienna, la squadra di Matthias Sindelar, detto “carta velina”.
Altra digressione? Non solo per dire che il libro è lento, si fa leggere lentamente, un poco alla volta, capitolo dopo capitolo, concilia il sonno, tanto non si perde il filo, un filo che non c’è o che al contrario è bene segnato su tutte le carte geografiche; a volte divaga in cose, persone e fatti che non interessano, che non ho mai sentito nominare e che dimenticherò appena letto, a volte parla di cose che mi interessano e vorrei che ne dicesse di più e invece si interrompe sul più bello; è un po’ come sentire la radio; quando c’è qualcosa di interessante entro in galleria o arrivo in ufficio e devo spegnere.
Lo stile è un po’ greve, ma tutto sommato non troppo, per essere quello di un filosofo, la lingua scorre e non scorre, ma in fondo scorre in mezzo a tante anse e a tante lanche, costellate di punti e virgola.
Dialogo sui limiti di un universo finito
19/10/2007 - 15:48
La fisica classica, quella di Newton, si basa su tre ipotesi che si sono rivelate errate nel tempo; esse sono:
L’ipotesi che esista di un sistema di riferimento spazio temporale assoluto, quello delle stelle fisse.
Il fatto che le forze si trasmettano istantaneamente a distanza.
Il fatto che la massa inerziale e la massa gravitazionale siano cose diverse e per puro caso siano numericamente identiche.
Sarà poi la teoria della relatività e la meccanica quantistica a negare la veridicità di tali ipotesi ed a dare altre spiegazioni.
Nell’ambito del macroscopico quotidiano, del non estremamente piccolo o del non estremamente veloce, la fisica di Newton rimane tuttora valida e permette il calcolo di moti complicati come quello della sonda cassini, che dopo essersi fiondata due volte su venere ed una sulla terra, va a giocare flipper con le lune di saturno.
I limiti di un universo finito o, per chi ci crede, i limiti della conoscenza che dio a posto all’uomo sono costituiti da tre parametri che sono: c, T0, h; rispettivamente:
c: velocità della luce pari a 300.000 km/sec, limite oltre al quale nessuna particella può andare.
T0: temperatura minima assoluta sotto la quale non si può scendere perché a quella temperatura secondo la teoria cinetica tutto è fermo, pari a -273 C°.
h: costante di Planck pari a 6,626x10-34 Jxs che indica il limite di precisione massima con cui si può determinare lo stato fisico di una particella.
Mentre i primi due parametri sono rospi che bene o male abbiamo digerito il terzo è veramente astruso; che vuol dire?
Secondo la fisica di newton noi possiamo determinare con assoluta precisione la posizione e la velocità di un corpo; supponendo ovviamente di avere strumenti di misura ideali capaci di farlo; e ciò è assolutamente vero nel macroscopico quotidiano; ma quando ci interessiamo di particelle estremamente veloci o estremamente piccole questo non è più vero, perché anche uno strumento ideale altera lo stato della particella di cui vogliamo conoscere i parametri; per esempio se per la misura usiamo luce i fotoni che colpiscono un elettrone ne alterano lo stato; dobbiamo rassegnarci ad una indeterminazione espressa dalla equazione Δt ΔE ≈ h che ci dice il prodotto dei valori assoluti delle grandezze fisiche tempo ed energia non può essere determinato con una precisione superiore ad h; al di sotto di questo valore non abbiamo più un parametro certo ma una probabilità statistica; è il principio di indeterminazione di Heisenberg che apre la via alla meccanica quantistica.
Quanto sopra esposto ha implicazioni notevoli; riassumiamole:
un universo finito (lo facciamo tondo?)
l’equivalenza tra massa ed energia (quindi anche la luce è soggetta alla forza di gravità)
l’equivalenza tra i modelli fisico matematici ondulatori e corpuscolari (quindi anche la terra emette onde gravitazionali)
E tante altre cose ancora; a me però piace di più la fisica classica.
In questo scritto ci sono cose corrette e cose non corrette, tutto viene
mischiato e ne risulta necessariamente un pasticcio. Chi e' che ha
scritto? mi pare che sia un dilettante che ha preso un po' di qua e un
po' di la'.
Esempio: non e' vero che per Newton lo spazio era assoluto; il tempo lo
era e lo spazio no, era relativo all'osservatore. E, cosa MOLTO
IMPORTANTE, Newton non e' MAI partito da ipotesi, ma da dati
sperimentali e da osservazioni astronomiche, cioe' da FATTI ! Partendo
da questi ha cercato le leggi generali che governano la natura, e... LE
TROVO' !!!!!
Altro esempio: Newton ricavo' la legge di gravitazione universale
partendo dalle tre leggi della dinamica (che avevo trovato lui !!!!) e
in queste compare la massa inerziale e solo quella; per N. c'era una
sola massa, quella inerziale. Detto incidentalmente, personalmente,
ritengo che Newton sia stato uno dei piu' grandi geni che l'umanita'
abbia mai avuto. Alcuni suoi scritti, non sono solo geniali per le
intuizioni scientifiche, ma sono di una poesia incredibile.
Altro esempio: parlare di veridicita' , di ipotesi vere o false, e'
senza senso; ogni affermazione sulla natura e' (deve) essere basata su
osservazioni sperimentali e su misurazioni, quindi si da' un quadro che,
ENTRO LE APPROSSIMAZIONI FATTE E ENTRO LE INCERTEZZE SPERIMENTALI, e' valido!!!
Per questo la descrizione newtoniana continua a dare risultati
corretti (corretti entro una parte su ......). In generale si puo'
parlare di VALIDITA' di una teoria, che puo' essere AMPLIATA in domini
fisici piu' ampi e sostituita da un'altra teoria che pero' LA COMPRENDE
! cioe' se si applica la nuova teoria (cioe' ad esempio la meccanica
relativistica alla sonda Cassini) nell'ambito in cui la "vecchia"
funzionava, la nuova da' lo stesso risultato della vecchia! E questo
perche' il "fatto" che descriviamo e' sempre quello (il moto di un
pianeta, di un satellite e' quello che e', a prescindere dalla teoria
con cui lo voglio descrivere).
Altro esempio: la costanza della velocita' della luce, lo zero assoluto
(guarda che ci sono anche temperature negative !!!) e l'esistenza della
costante di Plank, non hanno quasi nulla a che fare con il fatto che
l'universo sia finito o infinito, cosa che ancora non sappiamo, anche se
tutte le indicazioni che le osservazioni ci danno portano a pensare che
sia piu' probabilmente finito (dico osservazioni perche' l'Astronomia e'
una scienza osservativa e non sperimentale, galileanamente parlando).
Altro esempio: la meccanica quantistica e' un poco piu' complicata di
come viene descritto!!!! ci sono anche oggi una quantita' di dibattiti
sul fatto che bisogna ancora capire se le indeterminazioni quantistiche
siano un fatto di NOSTRA ignoranza (cioe' sul fatto che ANCORA non
abbiamo scoperto alcune cose) oppure se e' il nostro universo che
strutturalmente, di principio, e' indeterminato (cioe' oltre un livello
di conoscenza non si puo' proprio andare, se non probabilisticamente).
Mi fermo qui.
Spero di non essere stato troppo critico e/o troppo astruso.
riguardo al primo capoverso, il più criticato, cito la mia fonte; purtroppo non ce l'ho on-line, devo copiare:
I principi fondamentali di Newton erano tanto soddisfacenti dal punto di vista della logica che furono necessari i fatti sperimentali per dare l’impulso a nuovi slanci. Prima di trattare questo argomento, devo sottolineare che Newton stesso conosceva i lati deboli della sua costruzione meglio degli scienziati che lo hanno seguito. Questa circostanza mi ha sempre riempito di ammirazione e di venerazione, ed è proprio per questo che vorrei dilungarmi un po’ sulla questione.
1. benché siano conosciuti gli sforzi di Newton per presentare il suo sistema come necessariamente condizionato dall’esperienza e per introdurvi il minor numero possibile di concetti che non potessero riferirsi ai dati diretti dell’esperienza, tuttavia egli ha formulato il principio di spazio e tempo. Gliene s’è fatto spesso , di questi tempi un rimprovero. Ma proprio su questo punto Newton è particolarmente conseguente con se stesso. Egli aveva riconosciuto che le grandezze geometriche osservabili (distanze di punti materiali tra di loro) e la loro corsa nel tempo non caratterizzavano completamente i movimenti dal punto di vista fisico. Egli dimostra questa deduzione con la celebre esperienza del secchio. Esiste di conseguenza, al di fuori delle masse e delle loro distanze variabili nel tempo, ancora qualche cosa che è determinato per gli avvenimenti: questo “qualche cosa” egli lo concepisce in rapporto allo “spazio assoluto”. Riconosce anche, se le sue leggi del movimento hanno un senso, che lo spazio deve avere una specie di realtà fisica, una realtà della stessa natura dei punti materiali e delle loro distanze. Questa precisa conoscenza dimostra ugualmente la saggezza di Newton e l’esistenza di un lato debole della sua teoria; perché l’impostazione logica di essa sarebbe certo più soddisfacente senza questo concetto vago: in questo caso non si troverebbero nella legge che elementi il cui rapporto con le percezioni è del tutto evidente.
2. l’introduzione di forze dirette, che agiscono istantaneamente a distanza, per rappresentare gli effetti della gravitazione, non corrisponde al carattere della maggioranza dei fenomeni che ci sono noti attraverso l’esperienza di ogni giorno. A questa obiezione Newton risponde precisando che la sua legge dell’azione reciproca non vuol essere una spiegazione definitiva, ma una regola indotta dalla esperienza.
3. la teoria di newton non ha dato alcuna spiegazione del fatto estremamente notevole che peso e inerzia di un corpo sono determinati dalla stessa grandezza (massa). La singolarità di questo fatto non è per nulla sfuggita a Newton.
Nessuno di questi tre punti costituisce una obiezione logica contro la sua teoria: sono in certa misura, desideri non soddisfatti dello spirito scientifico in lotta per penetrare totalmente e con un concetto unitario i fatti della natura.
Albert Eisntein
discutere con Einstein e' difficile per almeno due motivi. Quindi non lo
faro'.
Anche e soprattutto perche' sui fatti tutti noi fisici siamo sempre
d'accordo e non possiamo non esserlo. Sulle interpretazioni e sulle
estrapolazioni logiche si puo' discutere. In questo caso, pero', non mi
pare ci siano interpretazioni da fare.
In particolare, devo dire che non posso non essere d'accordo con quanto
e' scritto nella citazione, che nella sua conclusione dice:
"Nessuno di questi tre punti costituisce una obiezione logica contro la
sua teoria: sono in certa misura, desideri non soddisfatti dello spirito
scientifico in lotta per penetrare totalmente e con un concetto unitario
i fatti della natura. "
Entrando in dettaglio, le affermazioni di Einstein non hanno alcuna
connessione con le affermazioni del tuo corrispondente sulla presunta
non veridicita' della fisica di Newton e sulle ipotesi che sarebbero
"errate".
Vediamo i tre punti.
Per quanto riguarda la massa inerziale e la massa gravitazionale, e'
verissimo che Newton trovava molto strano che inerzia (credo pero' che
non si debba parlare senza definire! e credo che la maggioranza delle
persone non sappia che cosa sia la massa inerziale: quindi qui dico
brevemente che si puo' definire come la resistenza [inerzia] che un
corpo oppone a cambiare la propria velocita') e attrazione terrestre
[peso] siano dovuti alla stessa grandezza, ma, MA il motivo del suo
stupore era che la stessa grandezza fosse sia la "sorgente" di una forza
(interazione), quella di attrazione fra corpi, sia la resistenza che i
corpi oppongono alle forze! E questo rimane vero anche oggi! La
relativita' generale, partendo da questa osservazione (e da altre),
porta a un quadro dell'universo spazio-temporale completamente nuovo ed
estremamente difficile da spiegare semplicemente.
Ma, a parte le complicazioni, Newton non aveva sbagliato nulla! aveva
colto la singolarita' della cosa!
Lo spazio: il fatto che Newton pensasse che tutto sarebbe stato piu'
"logico" ipotizzando uno spazio assoluto e' pure vero, ma questo non
significa che lo spazio sia indipendente dall'osservatore. Quelle che si
chiamano le trasformazioni galileane (che ovviamente Newton inglobo'
nelle sue leggi, meglio, le sue leggi contengono l'evidenza delle
trasformazioni di Galileo) mostrano quantitativamente come gli spazi
cambiano cambiando sistema di riferimento, mentre si assume che il tempo
sia sempre lo stesso in qualunque sistema di riferimento.
Eistein ha generalizzato queste trasformazioni, introducendo il fatto
che anche il tempo cambia cambiando sistema di riferimento. Anche oggi
ci sono sostenitori dell'esistenza di un sistema di riferimento
assoluto, e sperimentalmente c'e' chi afferma che lo abbiamo gia'
individuato: tanto per confondere le idee a tutti, diro' che si
tratterebbe di quel sistema in cui la radiazione di fondo dell'universo
e' oggi di 3 gradi Kelvin.
Quindi, per Newton lo spazio dipendeva dall'osservatore e il tempo no.
L'esistenza di un sistema privilegiato (assoluto) avrebbe semplificato
le cose, cioe', in primis, i concetti filosofici e la visione globale
dell'universo che lui conosceva.
L'azione a distanza (istantanea) delle forze? Beh, Newton altro non
poteva supporre!!!!: nessun esperimento fatto, concepibile o
immaginabile nel suo tempo poteva evidenziare un ritardo nelle azioni
delle forze, se avesse fatto ipotesi diverse avrebbe fatto della
fantascienza!!!! Ma, da genio quale era, disse che erano i risultati
degli esperimenti e delle osservazioni che affermavano questa
istantaneita', entro le incertezze degli esperimenti e delle
osservazioni stesse!!!!!
Per finire condivido l'ammirazione e la venerazione (in senso
scientifico-professionale) di Einstein per Newton!
E Einstein viene per secondo! Poi gli altri.
Per quanto riguarda l'Universo, penso di averti gia' inondato di cenni,
e sul concetto di finito ha scritto anche una poesia !!! (anni fa').
Il Partito Democratico
19/10/2007 - 15:28
Io sono di sinistra, ritengo però che la sinistra non debba votarsi all’opposizione eterna, in attesa della escatologia comunista e lasciare il governo ai reazionari, (tale è la alternativa politica italiana); allora ritengo si debba cercare l’alleanza coi moderati che guardano a sinistra, gli eredi della sinistra storica risorgimentale, dell’azione cattolica, dei revisionisti del marxismo, per dar vita ad una formazione politica che abbia i numeri per governare; in questa operazione certo che si perde qualche connotazione di sinistra e si dicono poche cose di sinistra, ma vale la pena di tentare, purché non vengano snaturati i nostri principi fondanti. E comunque risanare i conti dello stato e fare liberalizzazioni che tolgano privilegi, sono cose di sinistra.
Due parole su Prodi, che mi sembra che quasi non venga nemmeno più nominato. Il partito democratico è una sua realizzazione, perseguita tenacemente per 12 anni, da quando ideò l’ulivo, di cui Veltroni era il vice.
Prodi sarà addormentato, ma certo toglie il sonno a Berlusconi, che ha sconfitto due volte alle elezioni; non è vero che Prodi non piaccia agli italiani, non piace a quelli che vorrebbero che non piacesse.
Prodi ha cambiato radicalmente l'Italia, in meglio; da presidente dell'IRI ha introdotto il concetto che le imprese pubbliche non dovevano esser una pozzo mangiasoldi clientelare senza fondo; alla fine ha liquidato l'IRI, invenzione fascista e poi adottata dai democristiani; statalisti, (non comunisti), cui Prodi si è opposto con la teoria dello stato leggero; ha liquidato l'IRI con beneficio della finanza pubblica; il suo manifesto ideologico sono le lezioni di economia, un ciclo di conferenze tenuto in televisione negli anni 90 e poi edito in un libricino; il concetto di base è che lo stato controlla ed indirizza l'economia senza il possesso materiale dei beni di produzione, ma con le regole, le leggi e le autorità; concetti di Einaudi, ebbene si; Prodi è un cattolico laico, liberale di sinistra; (quel di sinistra non dovrebbe servire dopo la parola liberale, ma in Italia serve perchè il liberalismo è sempre stato diversamente inteso); il partito democratico è una idea notevole: mettere assieme, laicizzare e dare una identità a forze politiche che, o non l'hanno mai avuta ben definita come i cattolici di sinistra, o che la hanno perduta, come gli ex comunisti; è il compromesso storico di Moro, si, ma sublimato; va molto oltre Moro, perchè ha una valenza politica e programmatica; il compromesso storico di Moro, se mai attuato, sarebbe stata solo la alleanza di una base popolare di lavoratori che stava divisa in partiti e sindacati diversi.
il PD altro non è che l’evoluzione dell’ulivo, nato nel 95, che ha raccolto consensi ed aggregato la base, con un valore elettorale aggiunto rispetto alla somma aritmetica dei partiti sottostanti; la base, la base, ma i 3 milioni di cittadini che votano alle primarie, per il piacere di farlo, poiché l'esito del voto era scontato, non sono acqua fresca; sono un nocciolo duro di cittadini che non si rassegnano all’antipolitica, su cui costruire.
L’antipolitica è di destra, una destra perfida ed ingannatrice, che diffonde il malcontento in cui alligna ed in cui prevarica; è antichissima e reazionaria, certi discorsi si facevano già la mattina del 18 brumaio, al pomeriggio c’era la dittatura.
c'è una base, c’è un leader (ottimo), ci sono ottimi quadri intermedi che sanno governare bene; non dico che vada tutto bene e che non si potrebbe fare di meglio, ma mi sembra che la nascita del PD rappresenti un fatto epocale.
LA TEORIA DELLA RELATIVITÀ
25/07/2007 - 12:15
un capostazione vede transitare l’intercity a 100 al’ora; sulla strada parallela alla ferrovia vede transitare verdoux in bicicletta a 150 all’ora; il macchinista vede transitare verdoux a 50 all’ora, perché i restanti 100 all’ora ce li mette il suo treno; questa dicesi relatività classica o galileiana ed è quella che quotidianamente percepiamo sensorialmente;
ma non è così, e galileo stesso ha rotto le uova nel paniere; il brav’uomo ha scoperto le lune di giove che girano attorno al pianetone; ed ha scoperto che hanno un periodo di rivoluzione, costante naturalmente; ed ha scoperto che le eclissi delle lune avvengono con inspiegabile anticipo o ritardo rispetto all’orario previsto; perché mai? perché nella sua rivoluzione la terra si allontana e si avvicina periodicamente a giove e la luce impiega più o meno tempo ad arrivare; insomma la luce ha una velocità e non si trasmette istantaneamente a distanza come sembra a noi quando accendiamo una lampadina; ed la sua velocità è stata pure misurata sempre con maggiore precisione con l’aiuto degli astri; ingoiato questo rospo ce ne attendeva ancora uno più grosso; qui ci si è messo Foucault che, con i suoi specchietti, la ha misurata sulla terra; ed è stato un grosso guaio perché tale velocità è risultata identica a quella misurata dagli astri; vale a dire che la nostra madre terra, che gira velocina attorno al sole, non ha aggiunto o sottratto nulla alla velocità della luce; insomma, sputiamo il rospo, la luce non è verdoux che cambia velocità a seconda che chi lo guarda stia fermo o si muova; la luce ha sempre la stessa velocità, indipendentemente da chi la guarda;
però questo scombina tutto il resto perché, se la velocità della luce è inamovibile, tutto il resto deve adeguarsi; ed allora il capostazione vede la stazione lunga facciamo 100 metri; ma il macchinista che passa a 100 all’ora, poiché la luce che compone l’immagine viaggia alla stessa velocità di quella vista dal capostazione, dovrà vedere la stazione un pochino più corta; è il principio di contrazione dello spazio di lorentz; ma poiché la realtà fisica della stazione è unica, per rimettere le cose a posto, l’orologio del macchinista dovrà andare un po’ più piano di quello del capostazione; è il principio della dilatazione dei tempi;
ma allora, chiederete, il macchinista invecchia più lentamente; certo!! per quello corro in bicicletta; ma sono invecchiato lo stesso perché c’è una fregatura; nelle fasi di accelerazione il tempo scorre più velocemente e si perde tutto il vantaggio;
(questa però è più difficile da spiegare perché non è più la relatività ristretta, ma la generale): quindi andate piano e siate prudenti, tanto correre non serve a niente;
OGGI MI SENTO
LA TERRA È ROTONDA
24/07/2007 - 15:46
La cosa è nota fin dall’antichità; se ne accorse Talete osservando che nelle eclissi di luna l’immagine della terra proiettata sulla luna è rotonda; ma la circonferenza della terra fu misurata con incredibile precisione nel 200 A.C. da un tal Eratostene;
come fece: piantò un palo ad Alessandria ed un palo identico 800 km a sud a Syene; questa ultima è sul tropico del cancro e quindi a mezzogiorno il palo non fa ombra perché il sole è verticale; ad Alessandria si il palo fa ombra e l’ombra più corta si verifica a mezzogiorno del 21 giugno; quindi dalla proiezione dell’ombra sul terreno si poteva ricavare l’angolo di divergenza tra i due pali; dividendo l’angolo giro per questo angolo si trova quindi per quante volte bisogna moltiplicare la distanza Syene-Alessandria (che è l’arco di cerchio sotteso) per trovare la lunghezza della intera circonferenza terrestre; risultato 5 che moltiplicato 800 fa 40.000, valore incredibilmente vicino a quello conosciuto oggi, che abbiamo a disposizione satelliti e altre diavolerie;
nota e risaputa la conoscenza dei greci della geometria e della trigonometria, che era tale quale quella che noi oggi studiamo a scuola, alcuni fatti restano incredibili al limite del mistero;
come hanno fatto a misurare con tanta precisione la distanza Alessandria-Syene?
come hanno fatto a misurare coi mezzi di allora l’angolo di divergenza ( 7° e 12’)? nota bene che qui anche un piccolo errore sballa la misura; avessero misurato 8° la circonferenza terrestre sarebbe stata 36.000 km;
ma soprattutto come hanno fatto ad andare esattamente a sud di Alessandria (o a nord di syene) senza bussola, senza stella polare e forse senza avere la cognizione del nord e del sud; e nemmeno del tropico del cancro; perché se non si sta sullo stesso meridiano la misura viene sballata;
pensate solo che quasi 2000 anni dopo Colombo, che noi celebriamo come genio e come eroe, sbagliò di un oceano; quello più grosso per giunta; e che comunque molti dubitavano al suo tempo della giustezza delle sue tesi; noi che crediamo spesso al progresso ed alla evoluzione del pensiero umano forse dobbiamo ricrederci;
chissà quali conoscenze erano racchiuse proprio nella biblioteca di Alessandria che poi fu distrutta;
ecco distruggere la conoscenza è forse uno dei peggiori crimi
